La Polaroid

Foto istantanee

Foto istantanee

In un mondo sempre più basato sulla comunicazione istantanea per immagini, dalla foto digitale del piatto appena ordinato al ristorante agli scatti delle proprie gambe sulla spiaggia, i più giovani saranno sorpresi nello scoprire che anche quando le fotografie erano solo cartacee c’era uno strumento che permetteva di vederle nell’immediato. Quello strumento si chiama Polaroid.

Com’è nato l’apparecchio fotografico dedicato alle foto istantanee, oggi oggetto di culto e collezionismo? Leggenda vuole che la figlia di tre anni di Edwind H. Land, fondatore nel 1937 della Polaroid Corporation, mostrasse impazienza nel voler vedere subito le immagini riprese con la macchina fotografica. Da qui la scintilla dell’invenzione. Christopher Bonanos, autore del libro “Instant: The Story of Polaroid”, afferma che l’azienda potrebbe essere definita una start-up ante litteram, messa in piedi a partire da un garage.

Il modello più famoso resta la SX-70, un apparecchio pieghevole le cui dimensioni, una volta chiusa, la rendono perfetta per stare dentro la tasca di una giacca: un prodotto cult non solo per fotografi, ma anche per designer e artisti. La SX-70 venne lanciata nei primi anni settanta e venne utilizzata anche da personaggi del calibro di Salvador Dalì ed Andy Warhol.

Polaroid esiste ancora, ma il business aziendale ha dovuto seguire la trasformazione dall’analogico al digitale. Esiste tuttavia un gruppo di nostalgici – ed ex-dipendenti – autonominatosi dal 2008 “The Impossible Project”, il quale, dopo aver rilevato i vecchi materiali, resta l’unico a produrre la pellicola necessaria a far funzionare i vecchi modelli. Chi volesse saperne di più può leggere l’articolo qui sul blog di Kijiji, in cui vi sono anche alcune foto degli apparecchi Polaroid che ne hanno fatto la storia.

© Eléonore H – Fotolia

L’autoradio

autoradio

autoradio

È un oggetto che alcuni immaginano già destinato all’oblio, perché soppiantato da forme di fruizione dei contenuti musicali attraverso la connettività e le nuove tecnologie. Quello che é certo è che anche l’autoradio ricopre un ruolo indimenticabile nella nostra mente, perché associato, sin dalla sua invenzione negli anni Trenta, alla musica che ci accompagna attraverso i viaggi e i percorsi della nostra vita.

Oggi alcuni modelli sono da collezione, altri anche a distanza di pochi anni acquistano già il sapore del passato, come nel caso di modelli montati su auto usate di qualche anno fa: l’ampia offerta in internet dimostra come la tecnologia proceda molto velocemente nella realizzazione dei moderni impianti Hi Fi. Il primo modello in assoluto è stato il Motorola 5T71, al quale seguì l’AS 5 della Blaupunkt un apparecchio decisamente voluminoso che andava sistemato nel bagagliaio. Ma la ricerca andava avanti e ben presto le valvole vennero sostituite dai primi transistor e con la Grundig si arriva anche alla memorizzazione delle stazioni radio.

Case produttrici si alleano con importanti marchi automobilistici e memorabili sono le collaborazioni come la Mercedes e la Porsche con la Becker. È proprio nel 1948 che la Becker presenta l’Aerophon e dopo un decennio ecco arrivare la Montecarlo, la prima autoradio completamente dotata di transistor. Fu grazie al lavoro del fisico Federico Faggin insieme a Ted Hoff e Stanley Mazor che l’autoradio iniziò a sfruttare un microprocessore per automatizzare le prestazioni e migliorarle. E sempre italiano è il contributo per una vera svolta nella storia dell’autoradio, quel frontalino estraibile che la ditta Bensi realizzò nel 1980.

A questo punto lo sviluppo fu molto repentino: si passò al cd, grandi marchi orientali si imposero sul mercato grazie a buone prestazioni e costi ridotti, l’avvento dell’mp3 e dei sistemi multimediali all’interno dell’automobile hanno rivoluzionato il concetto stesso di autoradio.

Una storia che non finisce, ma che si rinnova e procede per strade altre.  

© Designer_Andrea – Fotolia

Elettrodomestici sempre più longevi

Le abitudini all’acquisto degli italiani cambiano, influenzati anche da una crisi che lascia poco spazio all’acquisto “di pancia” e predilige compere più ragionate. Così anche gli elettrodomestici e le apparecchiature hi tech sembrano vivere più vite, almeno stando allo studio condotto da Findomestic.

Gli unici gadget tecnologici che seguono imperterriti le mode e le tendenze del momento sono gli smartphone e i pc, per i quali gli italiani preferiscono accaparrarsi la novità, piuttosto che cercare di aggiustarli. Si evidenzia in pratica una doppia tendenza che va in direzione opposta a seconda dell’apparecchio considerato: soltanto il 10% degli intervistati dichiara infatti di cambiare il frigo o la lavatrice con modelli nuovi, se i vecchi sono ancora funzionanti, mentre il 32% cambia il pc con uno nuovo anche se il vecchio funziona ancora e quasi il 50% cambia il cellulare nonostante il precedente funzioni ancora correttamente.

Il problema per gli elettrodomestici è che invece vengono sostituiti molto lentamente, il che comporta mal funzionamenti e relativi aumenti di consumi e energia. L’Osservatorio Ceced Italia 2012 ha sottolineato come nel nostro Paese ci siano circa 20 milioni di elettrodomestici obsoleti, quindi con più di dieci anni di vita. La loro sostituzione comporterebbe l’eliminazione di ben 2,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica. In media infatti gli elettrodomestici vengono cambiati dopo otto anni, una longeva vita assicurata da riparazioni varie per ridare l’antico lustro, senza dover spendere nell’acquisto del nuovo.

Calano di conseguenza le intenzioni all’acquisto: gli elettrodomestici quali frigo e lavatrici scendono al 13,6%, mentre televisori e impianti stereo si attestano al 18,2%. Anche i piccoli elettrodomestici risentono del trend generale e per frullatori e friggitrici ad esempio si ha intenzione di spendere solo 13 euro.

© Manh Luong Bui – Fotolia

Il fax

Il fax

Il fax

Il telefax, per gli amici fax, ci appare oggi come un oggetto di antiquariato digitale – ha già 160 anni! – presenza fissa in  uffici privati e pubblici. Uno strano ibrido tra un telegrafo, un telefono e una fotocopiatrice, che riceve e trasmette copie di documenti ed immagini. In pochi però conoscono la storia di questo dispositivo, una storia in cui l’Italia ha avuto un ruolo molto importante.

Storia

Come accadde anche per l’invenzione del telefono, le origini del fax sono attribuite a più inventori, sia l’inventore scozzese Alexander Bain, che nel 1843 brevettò una macchina che si azionava in maniera elettromeccanica tramite un pendolo, sia lo svizzero Puthomme, il quale nello stesso anno depositò invece il brevetto per inviare documenti scritti via telegrafo. Il primo vero prototipo funzionante di telefax è tuttavia il pantelegrafo dell’abate Giovanni Caselli, che come l’apparecchio odierno poteva trasmettere a distanza immagini statiche. Grazie a questo macchinario vennero trasmessi 4800 dispacci tra Parigi e Lione, dato che Caselli presentò il pantelegrafo all’attenzione di Napoleone III. I brevetti internazionali successivi permisero man mano di velocizzare e perfezionare il processo di trasmissione.

Il fax oggi

Ai giorni nostri il fax, pur con quasi due secoli di storia alle spalle, rimane uno strumento importante dal punto di vista professionale, in quanto ai documenti via fax è riconosciuto un valore amministrativo e legale; per le e-mail ciò avviene solo in caso di mail certificata. Per un ufficio il dispositivo può generare dei costi rilevanti, in termini di elettricità, carta ed inchiostro. C’è da aggiungere che i modelli più evoluti si stanno integrando con la rete, e perciò consentono l’interazione tra caselle di posta digitali e relativi allegati e ricezione/invio di fax.

© nerthuz – Fotolia

Bye bye Messenger

Messenger

Messenger

Erano i tempi in cui tutti stavano a chattare, presi dalla novità e dall’ondata di entusiasmo che l’avvento di Messenger aveva portato con sé. Non era il primo servizio di chat, ma è stato forse quello che ha conquistato più utenti. Ma Windows Live Messenger si avvia alla chiusura e presto i tanti che ancora lo utilizzano, riceveranno una notifica da parte di Microsoft che comunicherà ufficialmente la chiusura del servizio. Una volta ricevuto il messaggio si potrà cliccare sul collegamento a Skype e attivare il servizio. Un passaggio quasi obbligatorio per chi, alla chat non vuole proprio rinunciare.

La data di disattivazione pare essere stata fissata ad aprile e questa volta non é la solita bufala che da qualche anno girava sul web. I servizi di Messanger migreranno su Skype, ma Microsoft ci tiene a precisare che in questo switch non andranno persi i contatti, ma le funzionalità di Messenger si uniranno a quelle di Skype. In sostanza lanciando l’aggiornamento a Skype e accedendo con l’account Microsoft, come l’ID di Messenger, si avrà accesso a tutti i contatti precedenti. Per il momento Messenger funziona come prima, anche se già si vede un banner contenente le informazioni circa il nuovo aggiornamento e si può già procedere con l’installazione di Skype e la conseguente disattivazione di Messenger.

Non si è ancora capito bene quando la applicazioni verranno disattivate, perché la data dell’8 aprile si riferisce solo al client desktop e non alle app per Windows 8 e Windows Phone. Chi sta utilizzando il nuovo sistema operativo ha già evidenziato dei problemi, legati al collegamento Facebook all’account Skype o alla ricezione di messaggi di spam. Vedremo alla definitiva disattivazione del servizio se queste problematiche saranno state risolte.

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Le schede telefoniche

telefono pubblico

telefono pubblico

Abbiamo già parlato in queste pagine virtuali della cabina telefonica, mezzo di comunicazione diffusissimo, da utilizzare grazie alle schede telefoniche. Non tutti sapranno forse che le carte telefoniche sono un’invenzione tutta italiana, che ha fatto il giro di tutto il mondo: fu infatti prodotta dalla ditta Pikappa di Milano su commissione della SIP.

La prima scheda venne introdotta nel 1976, come soluzione per ovviare al problema dei furti dei gettoni nelle cabine e perché più facile da portarsi dietro. Il vero e proprio boom coincide con l’introduzione, negli anni Ottanta, del telefono Rotor e anche la stessa scheda subisce notevoli modifiche, culminate poi con il passaggio dalla lira all’euro. Tra le modifiche delle schede ricordiamo ad esempio il passaggio dalla scheda a strisce bianche, blu e nere a quelle meramente pubblicitarie. Le schede telefoniche divennero ben presto oggetto per collezionisti, una mania che andò sempre più scemando parallelamente alla diffusione dei cellulari. Si distinguono sulla base dei temi che vi erano rappresentati le schede telefoniche più comuni, quelle cioè che recavano la pubblicità della Sip e dei suoi servizi, da quelle tematiche, in cui il soggetto riprendeva temi artistici o culturali. Particolarmente apprezzate erano le schede speciali, realizzate in tirature limitate in occasioni di grandi eventi, quali i mondiali Italia 90 o per le Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Il valore di queste schede era legato non solo alla loro tiratura, ma anche alle condizioni in cui versava: più nuova era, maggiore valore commerciale possedeva, meglio ancora con il talloncino integro. Per un certo periodo la Telecom ha messo a disposizione un servizio per i collezionisti delle schede telefoniche: un archivio completo, dal quale era possibile anche acquistarle.

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Il Bigrigio

componenti elettronici

componenti elettronici

Era grigio, tondeggiante e dallo squillo inconfondibile. Il bigrigio è un’istituzione, presente in tutte le case a partire dagli anni Settanta. I telefoni per l’utenza domestica si diffondo negli anni Cinquanta e il designer Lino Saltini produsse il telefono S62 prodotto dalla SIT Siemens. La Sip lo scelse e affidò la sua produzione alla Italtel. Il bigrigio fu in voga a partire dal 1962 fino all’inizio degli anni Novanta ed era un telefono combinatore a treno di impulsi. Sfruttava la forza generata dalla fase di ritorno della rotazione del disco per creare degli impulsi elettrici che azionavano così i meccanismi della centrale per stabilire la comunicazione. E dalla centrale arrivava anche l’alimentazione, così come la suoneria generata da un impulso elettrico a 110 volt. La cornetta era costituita da un microfono a carbone e una bobina a calamita per ascoltare.

Un modo completamente diverso di approcciarsi alla comunicazione telefonica, rispetto a quello odierno; si infilava il dito nella casella corrispondente al numero scelto nel disco e lo si ruotava. E così avanti per tutti i numeri. Un modo essenziale per stabilire la comunicazione, tramite impulsi elettrici, un tempo in cui si ricordavano a memoria i numeri telefonici degli amici più cari o del ragazzo/a. In realtá il bigrigio era disponibile anche in vari colori, ma il più diffuso era proprio quello con il corpo dei colore grigio chiaro e la cornetta grigio scuro. 

Oggi il bigrigio appare antiquato, nonostante di tempo in realtà non ne sia passato neanche così tanto. Ma la comunicazione, così come le innovazioni tecnologiche, viaggia a velocità sostenuta e nel 1985 venne sostituito dal Pulsar con la tastiera che sostituiva il disco. Ma questa è tutta un’altra storia…

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Lingue in via d’estinzione

Dal rapporto “La lingua italiana nell’era digitale” dell’Istituto di linguistica computazionale del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa si evince come almeno due terzi delle lingue presenti in Europa potrebbero scomparire dal mondo di internet. Tra queste l’italiano, nonostante la percentuale delle pagine web nella nostra lingua sia cresciuta molto a livello mondiale; Nicoletta Calzolari dell’IIC-Cnr riferisce che nel 1998 le pagine in italiano erano appena l’1,5%, nel 2005 siamo arrivati al 3,05%.

lingue

lingue

In sostanza le pagine sono cresciute si, ma il numero degli utenti in Italia è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi cinque anni, fatto che va in controtendenza con quanto accade ad esempio nei Paesi in via di sviluppo. La crescita di chi naviga è stata dal 2000 al 2010 del ben 127,5%, ma questo non basta ad assicurare lunga vita all’italiano, perché è aumentata di contro anche la presenza sul web di coloro che parlano inglese. Lo studio ha analizzato 30 lingue e di queste ben 21 si attestano nel livello più basso, perché mancano ad esempio motori di ricerca in quella lingua, o sistemi di traduzione, o ancora presenza dell’idioma per lo smartphone. Il maltese, l’islandese, il lituano e il lettone si trovano al livello più basso, seguite poi dal basco, dal bulgaro, dal greco, dal polacco, dall’ungherese, dal catalano.

La lingua più al “sicuro” è ovviamente l’inglese, poi l’olandese, il francese, il tedesco, l’italiano e lo spagnolo. Attenzione però: le lingue europee ai primi posti, o che comunque hanno ottenuto risultati positivi come l’italiano, non saranno esenti dal problema “estinzione”, dato che internet si basa di approcci statistici e quando i dati in un lingua sono pochi, le tecnologie sono di più bassa qualità, creando così un circolo vizioso con un uso della lingua in questione ancora più limitato.

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Ultimi dati sulla comunicazione digitale

I dati pubblicati dal decimo censimento CENSIS/UCSI sul mondo della comunicazione in Italia hanno dimostrato che il futuro della comunicazione in Italia è digitale. Il rapporto ha evidenziato che internet è in grande evoluzione e che gli stili di vita degli italiani nell’era digitale si stanno trasformando. In sintesi dal censimento é emerso che l’informazione online è in forte espansione, mentre sia TV che carta stampata arrancano. Inoltre il rapporto ha evidenziato che nei giovani oramai la comunicazione è quasi esclusivamente digitale.

era digitale

era digitale

Internet rispetto a solo un anno fa ha registrato un incremento del 9%, arrivando ad una quota di mercato del 62,1% degli italiani. Solamente dieci anni fa la percentuale si aggirava intorno al 27%. Nonostante il media più diffuso sia ancora la TV con un pubblico che coincide quasi con l’intera popolazione (98,3%), non è da sottovalutare il fatto che sempre meno giovani la accendono preferendo invece i media digitali. Così anche la TV si sposta sempre più in rete. La web TV infatti è cresciuta dell’1,2% e la mobile tv dell’1,6%. Un altro canale molto importante è You Tube, del quale si serve ben il 42,4% della popolazione italiana per costruirsi i propri palinsesti.
La carta stampata invece è in forte caduta. Sempre più giovani preferiscono informarsi sul web. In un solo anno (tra il 2011 e il 2012) i lettori di quotidiani tra i 14 e i 29 anni sono diminuiti dell’1,4%. Cinque anni fa era il 67% della popolazione italiana che leggeva quotidianamente i giornali. Oggi invece è solo il 45,5%.
Inoltre il rapporto Censis/Ucsi ‘I media siamo noi’, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia e presentato il 3 ottobre a Roma presso la Sala Capitolare del Senato da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, Presidente e Direttore Generale del Censis, ha annunciato l’inizio dell’era biomediatica, in cui internet e le connessioni mobili mettono sempre più al centro l’individuo e l’utente diventa contenuto.

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I caratteri mobili

caratteri mobili

caratteri mobili

Uno degli inventori più importanti della storia è senza dubbio Johann Gutenberg. Il tipografo tedesco inventò la stampa a caratteri mobili, che rivoluzionò totalmente il mondo dell’editoria. L’innovazione stava nella possibilità di riutilizzare i caratteri. Prima dell’invenzione di Gutenberg per stampare veniva usata la tecnica della xilografia. Le matrici di stampa venivano ricavate da un unico pezzo di legno, che permetteva di stampare sempre la stessa pagina. Un altro deficit di questa tecnica era che la matrice si rompeva molto spesso. Il procedimento di stampa di Gutenberg invece consisteva nell’allineare i singoli caratteri permettendo così di formare una pagina, la quale veniva cosparsa di inchiostro e poi pressata su un foglio di carta. La macchina che Gutenberg utilizzò per la stampa derivava dalle presse a vite, che venivano utilizzate per la produzione del vino. La lega tipografica per i caratteri era formata da piombo, antimonio e stagno. La lega raffreddava velocemente e resisteva molto bene alla pressione esercitata dalla stampa. La tecnica realizzata da Gutenberg era di gran lunga migliore a quelle usate fino ad allora. Ecco il motivo per cui si diffuse rapidamente in tutta Europa. Le prime stampe del tipografo di Magonza si dividono in due gruppi principali. Da un lato le opere minori, come calendari e dizionari, dall’altro invece il capolavoro di 1282 pagine a stampa, la Bibbia in latino.

Solamente 50 anni dopo la sua geniale invenzione, che permetteva di stampare in maniera più economica e veloce, erano stati stampati 30.000 libri e 12.000.000 copie totali. Inoltre Gutenberg contribuì in modo fondamentale all’alfabetizzazione di massa. I teorici delle scienze di comunicazione attribuiscono a questa invenzione una grandissima importanza definendo quell’invenzione l’inizio di una nuova epoca dello sviluppo della comunicazione umana.

© sax – Fotolia

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