Telegrafo

Ammettiamolo: oggi si ricorre al telegramma sempre in misura minore e sembra appartenere a un mondo lontano, retrogrado, soppiantato da mail, sms, bacheche. Eppure la sua storia racconta di un percorso innovativo, fatto di grandi scoperte che inevitabilmente hanno aperto le porte alle conquiste di oggi. Nel 1835 un professore di disegno all’Università di New York, costruisce il primo telegrafo. Era Samuel Morse, un nome entrato nella storia.

©panthermedia.net/FSergio

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Inizia i primi esperimenti di comunicazione elettrica che proseguiranno fino al successo del primo messaggio trasmesso nella storia il 24 maggio del 1844 alle ore 8.45. Morse telegrafò a Baltimora le parole “Quali cose ha creato Dio”. Verrebbe da dire che le capacità divine si sono affidate a menti e mani davvero uniche a cominciare da Morse e andando a ritroso fino a Hans Christian Oersted che ispirò con i suoi studi il telegrafo ad aghi utilizzato nel regno delle Due Sicilie. O Leopoldo Nobili che inventò il Galvanometro Astatico, capace di misurare la quantità di corrente elettrica in un circuito. Sono i grandi studiosi dell’elettromagnetismo che aprono la via all’invenzione di Morse, basti pensare a Volta e alla sua pila, che per la prima volta nella storia produsse corrente elettrica. È l’inizio di una nuova era della scienza, capace di sfruttare in maniera continuativa la corrente prodotta e applicarla a diversi campi. In Italia sorse anche il Ministero delle Poste e del Telegrafo e dal 1861 il sistema Morse divenne sistema nazionale ufficiale.

Oggi la telegrafia non passa più attraverso i cavi sottomarini, ma si serve del segnale digitale, anche per quanto riguarda la comunicazione in ambito marittimo. Alle Poste è possibile inviare dei telegrammi che si servono di codici composti su una tastiera e non più convertito in Morse dal personale.

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Privacy su Facebook

La tanto discussa protezione dei dati personali nell’era di Facebook è oltre modo attuale e riveste un’importanza che valica la riservatezza del singolo per abbracciare problemi di natura commerciale. L’utilizzo dei dati degli utenti per scopi pubblicitari, quindi il passaggio delle informazioni a terzi, ha sollevato numerosi e ulteriori dubbi sulla capacità del mezzo di Zuckerberg di tutelare i suoi tantissimi iscritti.

©panthermedia.net/maigi

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Ecco allora che il futuro del colosso Facebook dipende innanzitutto dalle sue strategie per monitorare il corretto utilizzo dei dati e proprio in questi giorni è stata creata una pagina che ha lo scopo di chiarire i diversi punti in materia di privacy e le novità introdotte. Viene praticamente spiegato tra gli altri come i cookies vengano conservati o per quanto tempo il sito abbia il potere di conservare alcuni dati per riutilizzarli per servizi agli utenti. La particolarità sta nel fatto che chiunque ha la possibilità di scrivere un commento in bacheca con suggerimenti o domande, fino al 18 maggio 2012 alle ore 17:00 sul fuso del Pacifico. La rivisitazione delle regole terrà quindi in considerazione anche le proposte più interessanti e il lunedì successivo sarà possibile tramite un live streaming confrontarsi su domande, dubbi e suggerimenti. Le politiche in maniera di protezione dei dati personali sono state più volte riviste da Facebook, ultimamente anche a seguito della richiesta da parte della Commissione per la tutela della privacy in Irlanda, cui spetta la vigilanza in materia, al di fuori di Stati Uniti e Canada.

L’intenzione è quella di sviluppare un testo unico che in trasparenza spieghi agli utenti le condizioni di utilizzo; in un recente passato era stato infatti contestato a Facebook la poca chiarezza, quando in automatico tutte le informazioni degli utenti erano visibili, opzione modificabile solo se l’iscritto cambiava manualmente le impostazioni.

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Paternità discussa

La storia delle moderne telecomunicazioni avrebbe preso senz’altro un’altra strada, se non fosse stato per Guglielmo Marconi. Nato a Bologna da madre irlandese e padre italiano, iniziò i suoi esperimenti in giovane età e costruì un segnalatore di temporale grazie a una pila. Gli esperimenti proseguirono sino a quando si accorse che il macchinario costruito era in grado di ricevere segnali anche a distanza, superando gli ostacoli. Era l’8 dicembre 1895 e comunemente s’indica in quella data la nascita della radio in Italia.

©panthermedia.net/rook76

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La contesa della scoperta con Nikola Tesla continuerà nel tempo; egli infatti nello stesso anno aveva trasmesso segnali a una distanza di 50 km. Nel 1943 la Corte Suprema degli Stati Uniti riconobbe a Tesla la paternità del brevetto, anche se è una sentenza che non viene riconosciuta in tutto il mondo. La diatriba ebbe anche un andamento altalenante, nel senso che alcune sentenze diedero ragione ora all’uno, ora all’altro. Il fatto è che esperimenti con correnti alternate erano all’epoca molto diffusi, quindi è probabile che uno scienziato fosse al corrente del lavoro altrui. È anche vero che prima di Tesla nessuno aveva utilizzato un circuito risonante per gli esperimenti sulle onde radio, ma è pur vero che lo studio di Marconi si concentrava sulla trasmissione di segnali morse tramite onde smorzate, mentre il fisico serbo si concentrò principalmente sulle trasmissione a onde elettromagnetiche continue.

Anche il russo Aleksander Stepanovic Popov conduceva esperimenti sulla trasmissione di messaggi radio e nel 1896 riuscì a trasmettere a una distanza di 250 metri, tramite morse. Dagli studi antecedenti di Heinrich Rudolf Hertz sulle radiazioni elettromagnetiche, fiorì tutta una branca della fisica che si concentrava su tali esperimenti.

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Rivoluzione Skype

Telefonare gratis è sempre stato un sogno di tanti utenti. Chi l’avrebbe mai detto negli anni ’80 e ’90 che questo sogno sarebbe presto divenuto realtà?

© panthermedia.net/Tatiana Popova

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La tecnologia negli ultimi dieci anni ha fatto passi da gigante. Tra le tecnologie di ultima generazione c’è da considerare indubbiamente Skype, che ha rivoluzionato in modo notevole il mondo della comunicazione. Vediamo un attimo insieme come funziona e perché ha avuto un così grande successo. Skype funziona in due modalità: peer-to-peer e disconnesso.

La prima modalità consente di effettuare telefonate gratuite se i due utenti sono contemporaneamente connessi ad internet e iscritti al client Skype. La seconda modalità invece permette di fare telefonate ad utenze telefoniche fisse o mobili non collegati ad internet. Quest’ultima modalità è a pagamento. I costi sono tuttavia molto ridotti e sono dovuti al fatto che la telefonata sfrutta i normali mezzi della trasmissione telefonica solamente in prossimità della destinazione. Quindi se ad esempio si effettua una telefonata da Milano a Pechino, solamente quando i dati arrivano a Pechino saranno riconvertiti in analogico e trasmessi.

Oggi con la diffusione sempre maggiore di smartphone e quindi con la connettività costante dell’utente, Skype assume un ruolo ancora più importante sostituendo addirittura spesso le chiamate tradizionali. Infatti a partire dal 2009 ha iniziato a realizzare i software che si installano sul telefonino che consentono di effettuare chiamate da telefonino a telefonino in maniera del tutto gratuita. Skype ha così rivoluzionato il mondo della telefonia mobile e fissa dettando ai provider telefonici tariffe più basse.
Skype conta a settembre 2011 ben 663 milioni di utenti e appartiene oggi a Microsoft, che lo ha acquistato il 10 maggio 2011 per il valore di 8,5 milioni di dollari. Subito dopo l’acquisizione Microsoft ha lanciato Skype anche su piattaforma Windows Phone e Xbox Live.

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Gli inizi del telefono

La storia della paternità dell’invenzione del telefono è molto particolare.

© Pavel Losevsky - Fotolia

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L’ideatore del telefono fu Antonio Meucci, che nel 1871 dimostrò il funzionamento della sua invenzione, chiamato telettrofono. Il primato però dello strumento  è da attribuire a Innocenzo Manzetti, che realizzò un apparecchio elettrico capace di comunicare a distanza già a metà dell’Ottocento. Meucci presentò nel 1871 un brevetto provvisorio, che dovette essere rinnovato annualmente al costo di 10 dollari, ma riuscì a rinnovarlo solamente fino al 1873 non aggiudicandosi quindi il brevetto definitivo. Il brevetto definitivo venne dato a Alexander Graham Bell, che presentò lo strumento nel 1876 due ore prima di Elisha Grey al quale quindi non venne accreditata l’invenzione. Infine nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti fece un po’ di giustizia e riconobbe ufficialmente ad Antonio Meucci la paternità del telefono.

Il telefono venne per la prima volta introdotto in Italia nel 1877 quando fu attivata la linea telefonica tra due apparecchi realizzati dai fratelli Gerosa. La prima linea telefonica mise in contatto una caserma dei pompieri con la stazione di Porta Venezia. Fino al 1880 il telefono fu ancora uno strumento scientifico utilizzato nei laboratori. I primi servizi telefonici vennero utilizzati a partire dal 1881 da banchieri, agenti di cambio o dalle ferrovie. La vera svolta arrivò dopo la fine della prima guerra mondiale quando si iniziò ad utilizzare il telefono non solo a scopo lavorativo, bensì anche per chiacchierare in privato.

In quegli anni nacque anche la cornetta che venne realizzata fondendo la funzione del microfono a quella del ricevitore in un unico strumento. L’apparecchio diventò così più leggero, compatto e più facile da utilizzare. A partire dagli anni ’50 si assistette poi all’incremento delle richieste di nuovi allacci ed il telefono diventò un apparecchio comune nelle case degli italiani.

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